La tecnica di Vazirani-Akinosi rappresenta una peculiare metodica di blocco nervoso in sede mandibolare, da realizzare a bocca chiusa. La tecnica si diffuse a partire dalla pubblicazione di Joseph Akinosi del 1977; una procedura similare, tuttavia, era stata descritta da Vazirani nel 1960, ancora prima dell’introduzione della tecnica Gow-Gates. In accordo con Malamed, l’eponimo in uso attualmente rende dunque omaggio a entrambi gli Autori.

Effetti e indicazioni per l’utilizzo della Vazirani-Akinosi

Il territorio di distribuzione dell’anestesia comprende a) l’arcata dentale corrispondente, b) il corpo della mandibola e la parte inferiore del ramo, c) gengiva/mucosa e periostio vestibolari, anteriormente al forame mentoniero e d) il territorio di distribuzione del nervo linguale: 2/3 anteriori della lingua e pavimento della bocca, gengiva/mucosa e periostio linguali.

L’indicazione principale, già anticipata, è il trisma: un caso classico è lo stato di contrazione della muscolatura masticatoria che impedice l’effettuazione di un’anestesia alveolare inferiore efficace, ad esempio di caso di pulpite o ascesso a carico di un molare inferiore. Si tratta di una metodica che può essere anche proposta in casi meno estremi di paziente con limitata escursiore mandibolare.

La tecnica presenta anche alcuni vantaggi pratici, come ad esempio il tasso di aspirazione inferiore (<10%) a quello della comune anestesia del nervo alveolare.

Tecnica per l’esecuzione del blocco del nevo alveolare inferiore secondo Vazirani-Akinosi

Malamed raccomanda l’impiego di un ago lungo, 25 o 27 G. L’area di inserzione corrisponde ai tessuti molli che rivestono il bordo mediale della branca montante mandibolare, all’altezza della linea mucogengivale prossima al terzo molare superiore. Il punto guarda quindi in maniera particolarmente ravvicinata alla tuberosità del mascellare e risulta craniale rispetto al sito della tecnica convenzionale e caudale rispetto a quello della Gow-Gates. Qui i nervi alveolare inferiore, linguale e miloideo decorrono portandosi verso il basso.

Il paziente viene posto supino o semiseduto e l’operatore va a palpare l’incisura coronoidea, poi divarica i tessuti molli della guancia e del vestibolo superiore. L’asse di inserimento della siringa è parallelo al piano occlusale e lo spostamento avviene in direzione posteriore e lievemente laterale, accorgimento quest’ultimo volto ad assecondare la svasatura del ramo mandibolare. In passato era stato proposto di piegare l’ago verso il lato mediale del ramo mandibolare: la metodica consigliata oggi è quella originale, con l’ago in asse con il corpo del dispositivo usato per eseguire l’iniezione. I tessuti molli vengono circa per  25 mm, senza contatto con osso, e la punta dell’ago viene a trovarsi al centro dello spazio pterigo-mandibolare. Il dover condurre la seconda fase della procedura “alla cieca” è percepito da alcuni Autori lo svantaggio principale della metodica.L’onset dell’effetto anestetico sulla polpa dentaria si osserva nel giro di 5 minuti circa.

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