La arcata dentale inferiore costituisce una sede anatomica complessa dal punto di vista dell’innervazione e, di conseguenza, dell’approccio anestesiologico. Le sedi posteriori vengono normalmente approcciate con il blocco nervoso alveolare inferiore, che intercetta il nervo prima del suo ingresso nel forame mandibolare. A livello mandibolare è tuttavia possibile utilizzare almeno un’altra tecnica tronculare, ovvero dedicata a una fibra nervosa di calibro rilevante e andamento preciso. Nella fattispecie, si fa riferimento al blocco nervoso mentale/incisivo. Questo è indirizzato alle stesso tronco nervoso alvolare inferiore che, dopo aver emesso una serie di rami perforanti durante il decorso lungo il canale mandibolare, fuoriesce dal foro mentale, posto normalmente a cavallo degli apici dei due premolari. Pertanto, tale metodica, che consiste in un’iniezione vestibolare nella sede stimata (indicato in tal senso il riscontro radiografico) del forame, è un’opzione da contemplare in vista di un trattamento a carico di un premolare inferiore, appunto.

Partendo da tali presupposti, un interessante studio recentemente pubblicato su Clinical Oral Investigation si è chiesto se il blocco nervoso mentale/incisivo, a parità di molecola anestetica, possa costituire una perfetta alternativa al blocco nervoso alvolare inferiore nel trattamento dei premolari inferiori nella condizione più sfavorevole dal punto di vista anestesiologico, ovvero il quadro di pulpite irreversibile.

Lo studio ha coinvolto un totale di 64 pazienti di età compresa fra i 18 e i 65 anni, tutti riportanti un quadro accertato di pulpite irreversibile – risposta a test del freddo e a test di stimolazione elettrica e sanguinamento attivo all’apertura della camera pulpare – a carico di uno dei premolari inferiori. Lo studio è stato allestito come trial clinico parallelo randomizzato in doppio cieco (osservatore e statistico). Ciascun soggetto è stato randomicamente assegnato a uno dei due gruppi di trattamento: le procedure sono state condotte tramite tecnica standardizzata da uno stesso stesso operatore. È stata impiegata in tutti i casi la stessa molecola (articaina al 4% addizionata a epinefrina 1:100000) nello stesso quantitativo (1.8 mL, pari a una tubofiala) con la stessa tipologia di ago (27 Gauge per 31 mm). In tutti i casi il trattamento è stato iniziato 10 minuti dopo l’insorgenza del sintomo di intorpidimento labiale e lo stimolo dolorifico – e conseguentemente il successo della manovra anestetica – è stato valutato tramite scala visuo-analogica.

Il blocco nervoso mentale/incisivo ha mostrato un onset time significativamente ridotto rispetto al blocco nervoso alveolare inferiore, oltre che un success rate superiore (93.8% contro 81.2%), seppure in maniera statisticamente non significativa. L’aspetto negativo risulta essere un discomfort significativamente superiore nei successivi 4 giorni. In virtù della maggiore semplicità operativa, comunque, si può concludere con l’indicare nella prima metodica come una valida alternativa alla seconda nel trattamento dei premolari inferiori, anche in corso di pulpite irreversibile.

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