L’approccio terapeutico al paziente parodontale segue tendenzialmente una sequenza di indaginosità basata sulla gravità della condizione e sul grado di risposta del paziente a ciascun passaggio. Alla base è sempre indicato istruire o rinforzare il paziente alla messa in atto delle corrette manovre di igiene orale domiciliari. In secondo luogo si procede alla cosiddetta terapia causale, che corrisponde alla levigatura radicolare (scaling e root planing). Infine, a seconda del substrato anatomico e patologico riscontrato e al grado di compenso già ottenuto, possono essere pianificati interventi chirurgici di diverso tipo. Un intervento open flap presenta un potenziale terapeutico importante ma, per definizione, è soggetto anche a un certo livello di indaginosità. Per questo è indicato, quando possibile, attuare qualsiasi misura utile a minimizzare i possibili discomfort. Ad esempio, nel momento in cui l’intervento risulta esteso a un settore ampio dell’arcata superiore, è possibile evitare di sottoporre il paziente a una serie di infiltrazioni random in sede sia vestibolare che palatale. Ciò è possibile tramite l’esecuzione della tecnica AMSA, tecnica descritta per la prima volta da Friedman and Hochman nel 1997, che permette di anestetizzare, con una singola iniezione, la polpa degli elementi dall’incisivo centrale al secondo premolare con i relativi tessuti duri e molli. Un ulteriore vantaggio è il fatto che si tratti di un’anestesia circoscritta, che cioè non si estende alle zone muscolocutanee attigue di labbro, naso, palpebra inferiore. Come recentemente ribadito da Ahad, la metodica favorisce una riduzione dell’impiego del farmaco anestetico locale e dell’agente vasocostrittore a esso abbinato (nei casi relativi allo studio considerato successivamente vengono impiegati indicativamente 1.4 degli 1.8 mL di soluzione contenuti nella tubofiala), assicurando comunque un valido effetto emostatico.

Il punto di iniezione è sito alla bisezione tra il primo ed il secondo premolare, a metà strada tra il margine gengivale libero e la sutura medio-palatina. Qui confluiscono i nervi alveolari superiore anteriore e medio (da cui l’acronimo AMSA).

La procedura può essere condotta tramite una normale siringa anestetica ma si presta efficacemente, anche dal punto di vista del paziente, a essere abbinata ai sistemi di somministrazione computerizzata (computer-controlled local anesthetic delivery, CCLAD).

Lo studio di Tandon e colleghi (2019) ha coinvolto 35 soggetti – selezionati da un pool di 612 pazienti parodontali – trattati previa anestesia con tecnica AMSA. Sono stati valutati tassi di successo del 94.14% e 87.89% per quanto riguarda i tessuti molli e duri palatali, e del 49.22% and 43.75% per i corrispettivi vestibolari.

In conclusione, la tecnica AMSA condotta tramite CCLAD va considerata una prima linea nell’approccio anestesiologico del trattamento parodontale open-flap. Risulta pienamente efficace sul versante palatale e meno predicibile sui tessuti vestibolari. Questo possibile deficit viene perfettamente compensato dal poter impiegare lo stesso macchinario CCLAD per eseguire l’anestesia sovraperiostale vestibolare con un discomfort assolutamente ridotto rispetto alla tecnica infiltrativa convenzionale.

 

 

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