L’estrazione del terzo molare inferiore, incluso o meno, rappresenta una delle procedure più comuni e, contemporaneamente, una tra quelle maggiormente soggette a variabilità nel complesso della chirurgia orale.

Il gruppo di Kim ha fornito un compendio aggiornato relativo a questa tematica in relazione all’aspetto anestesiologico. L’articolo è stato pubblicato su Journal of Dental Anesthesia and Pain Medicine. La presente trattazione vuole osservare alcuni aspetti non trattati (o trattati limitatamente) da altri articoli apparsi su queste stesse pagine.

In primo luogo, le basi anatomiche. Non essendo il forame mandibolare direttamente palpabile, sono stati proposti diversi reperi anatomici. Rispetto al diametro anteroposteriore del ramo mandibolare, il foro si trova di solito leggermente (2.75 mm) spostato distalmente rispetto alla linea mediana e quasi 2 cm al di sotto dell’incisura coronoide. I rapporti rispetto al piano occlusale si invertono con la crescita: nell’adulto il foro viene a trovarsi circa 4 mm al di sopra del piano occlusale, anche se non vi è piena concordanza in questo senso.

Tra le procedure di blocco nervoso alveolare inferiore, quella convenzionale rimane la più largamente diffusa, con la tecnica Gow-Gates come principale alternativa. A queste si aggiunge la tecnica indiretta, anche nota come tecnica 1-2-3 di Fischer.

L’articolo indica anche tre diverse tecniche di recente introduzione, volte principalmente a superare i diversi limiti connessi alla metodica convenzionale.

Nel 2013, Boonsiriseth propose un aggiornamento della tecnica convenzionale: il punto di inserimento dell’ago rimane lo stesso. A 20 mm dalla punta (di un ago da 30 mm) viene posizionato uno stop di gomma la cui funzione è impedire il contatto con il periostio: ciò riduce il dolore e diminuisce il rischio di danno vascolare (aspirazione positiva) o nervoso.

Un anno prima, Thangavelu aveva presentato una semplificazione, basata sull’individuazione di un singolo punto di repere, rappresentato dalla cresta obliqua interna, indicata dalla punta del pollice posto in area retromolare. Il success rate riferito è del 95%.

Ancora nel 2013, Chakranarayan descrisse la arched needle technique, sperimentata su 100 pazienti con un tasso di successo pari al 98%. Essa prevede di modificare l’angolo di accesso allo spazio pterigomandibolare intervenendo sull’ago, che viene appunto inarcato manualmente. Rispetto al ramo, l’ago si approccia non incidentalmente, ma in pratica perpendicolarmente.

L’articolo si conclude considerando, come aggiornamento tecnologico, l’impiego dell’anestesia computer-guidata (computer-controlled local anesthetic delivery, CCLAD). Tali sistematiche presentano il vantaggio del controllo automatico della velocità di somministrazione, che risulta ridotta e continua, con effetto positivo in termini di comfort e stimolo dolorifico. Gli autori preferiscono quei sistemi che integrano la tubofiala all’interno dell’unità principale, permettendo di ridurre al minimo il peso dell’hand-piece, con vantaggio in termini di stabilità della presa e, di conseguenza, di facilità e sicurezza d’uso.

 

 

 

 

 

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