L’impiego di una sistematica operativa piuttosto che di un’altra si basa legittimamente su valutazione del caso, expertise del professionista ma non può prescindere dalle evidenze scientifiche a essa relative.

Nell’ambito dell’anestesiologia odontoiatrica, le metodiche a rilascio controllato computer-guidato (CCLAD) rappresentano una delle innovazioni più significative degli ultimi anni. Una delle vie di somministrazione attuabili con tali sistematiche è quella intraligamentosa, che sta alla base della metodica della single tooth anesthesia (b). Pare interessante verificare in che termini si traduca l’atraumaticità della procedura, introdotta con il preciso scopo di produrre un’effetto anestetico quantomeno pari a quello delle tecniche convenzionali, ma azzerando o quantomeno limitando il discomfort a esse relativo. Un recente studio, condotto da Campanella e colleghi presso il reparto universitario di conservativa e endodonzia del Policlinico Tor Vergata in Roma e del quale si consiglia la visione completa, ha effettuato una valutazione di questo tipo.

Dettagli sullo studio condotto sulla single tooth anesthesia

L’indagine ha coinvolto un campione di 80 pazienti (di età variabile tra i 18 e i 70 anni) indicati per anestesia locale preventiva a trattamento conservativo o endodontico. Prima dell’inizio del trattamento, al paziente sono stati sottoposto il questionario Dental Anxiety Scale (DAS) di Corah, al fine di quantificare appunto l’ansia preoperatoria, e una scala visuo-analogica (VAS) da 100 mm al fine di quantificare il dolore, successivamente ripetuta. A ridosso del trattamento sono stati anche monitorati alcuni parametri vitali (pressione arteriosa, frequenza cardiaca, saturazione di ossigeno).

Lo studio ha un disegno di tipo split-mouth: ciascun paziente è stato sottoposto inizialmente a trattamento previa anestesia convenzionale – infiltrativa plessica a livello incisale inferiore e mascellare con eventuale rinforzo palatale; tronculare a livello premolare e molare inferiore – o STA. Il sistema e protocollo scelto è stato The Wand. Una settimana dopo lo stesso è stato trattato con l’altra metodica, facendo quindi alternativamente da caso e da controllo. È stata comunque impostata una randomizzazione in due gruppi, di modo che uno iniziasse con la prima metodica e terminasse con la CCLAD, viceversa l’altro.

L’obiettivo dell’indagine comprendeva il confronto tra le metodiche in relazione al dolore durante la somministrazione, durante il trattamento, al discomfort postoperatorio.

Sulla base dei risultati e dell’analisi statistica gli Autori concludono che la sistematica computer-guidata garantisce dolore e discomfort inferiori alla procedura convenzionale. Si tratta di due delle tre modalità di espressione del dato dolorifico valutate. Non si riscontrano differenze intraoperatorie in termini di dolore, differenze presenti a favore della CCLAD per quanto concerne i parametri vitali. La metodica Wand viene dunque indicata come preferibile all’approccio tradizionale e in modo particolare al blocco alveolare inferiore.

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